Gruppo dell'AdamelloVie Ferrate

Sentiero dei Fiori, variante integrale

28.08.2024

Non ho mai capito perché si chiama il Sentiero dei Fiori, di fiori ne ho visto ben pochi in questo giro. Comunque parliamo di una via ferrata che si sviluppa per sua interezza attorno ai 3000 m di quota, tra il Passo di Castellaccio e il Passo Pisgana nel Gruppo dell’Adamello. Principalmente è composta da due tratti di ferrata, molto diversi tra loro in primis per le attrezzature, ma non per l’ultima per la difficoltà del tracciato.

La nostra avventura inizia al Passo del Tonale e sfruttiamo gli impianti di salita per raggiungere la Capanna Paradiso. Prendiamo gli impianti solo in salita in quanto il nostro giro per durata non ci consente anche di scendere.

Capanna Paradiso
Cima Presena

Dalla Capanna Paradiso percorriamo per circa 200 m la strada bianca e nei pressi del Lago del Monticello prendiamo subito a destra la traccia di sentiero che sale ripidamente al Passo del Castellaccio. Dopo circa 40 minuti arriviamo sul passo e qui è il posti giusto per indossare l’attrezzatura da ferrata.

Passo del Castellaccio
Punta di Castellaccio

Dal passo proseguiamo a sinistra, il sentiero passa sotto un muro a secco ed arriviamo in breve ai primi tratti attrezzati della via ferrata. Proseguiamo pressoché in orizzontale, con qualche sbalzo di roccia da superare. Attraversiamo una serie di ponticelli di legno ed arriviamo nei pressi della galleria chiamata Il Gendarme, poco prima del Passo di Casamadre.

Galleria “Il Gendarme”

Proprio accanto alla galleria possiamo notare un tratto attrezzato in verticale che in pochi minuti ci conduce ad un punto panoramico. Subito dopo la galleria, dal Passo di Casamadre, ci aspettano due ponti sospesi costruiti proprio sul posto dove nella Grande Guerra erano edificati due ponti simili. Al mio avviso questo è il tratto più interessante della via ferrata.

Una volta attraversato il secondo ponte, sotto di esso si nota l’uscita della galleria Il Gendarme, che si collega con il sentiero attraverso una ripida salita sul canalone sottostante. Al momento in cui noi abbiamo fatto il percorso, questo tratto di sentiero era chiuso per frane, perciò l’attraversamento dei due ponti diventa un passaggio obbligatorio.

Cima e il ghiacciaio Presena
Vista sui ponti sospesi

Una volta attraversati i due ponti sospesi, sotto il Corno di Casamadre, cominciamo la salita verso il punto più alto del nostro trekking, ovvero il Corno di Lago Scuro. Adesso il sentiero sale più deciso finche arriviamo al Bivacco Amici della Montagna ( Capanna Lagoscuro). Da qui la cima si risale in pochi minuti e noi non perdiamo l’occasione. La giornata è troppo bella e la visuale da lassù è pazzesca.

Bivacco Amici della Montagna
Vista su Cima Payer

E dopo una breve sosta al bivacco cominciamo a scendere verso il Passo di Lago Scuro. Il sentiero è ripido ma senza porre alcuna difficoltà, a questo punto possiamo ammirare le grandi opere svolte nella Grande Guerra. In men si dica siamo arrivati al passo dove ruderi di baraccamenti sono dappertutto, questo ci fa pensare all’importanza strategica di questi posti.

Passo di Lago Scuro

Al Passo di Lago Scuro finisce il tratto più conosciuto ed escursionistico della Via ferrata Sentiero dei Fiori. Per chiudere questo giro si scende su traccia verso Lago Scuro per poi risalire al Passo del Maroccaro, dopodiché arrivare alla stazione Presena 3000. Oppure dal Passo del Maroccaro scendere su traccia accanto al Ghiacciaio del Presena fino alla Capanna Paradiso dove sfruttare gli impianti.

Noi siamo molto curiosi di questa cresta e scendere dal Passo di Lago Scuro non è un’opzione per noi. Da tenere molto in considerazione che da questo punto il sentiero diventa molto tecnico, attrezzato in parte con catene, con tanti punti esposti. Oltre questo, per chiudere il giro ed arrivare al Passo del Tonale bisogna mettere in conto la discesa al Rifugio Mandrone per poi risalire al Passo del Maroccaro ed infine tutta la discesa a piedi fino al Passo del Tonale.

Cima Payer

Dopo circa mezz’ora arriviamo in vetta alla Cima Payer 3054 m. La salita è abbastanza comoda, con la cautela necessaria per percorrere questi tipi di sentieri. Sicuramente le catene fanno il loro dovere per procedere in sicurezza. Dalla cima possiamo notare la lunga cresta da affrontare per arrivare su Cima Pisgana. Breve sosta in vetta poi ci affrettiamo a scendere. Una discesa che ci metterà alla prova, con tratti verticali che nonostante sono attrezzati con catena richiedono anche una buona condizione fisica. Ai tratti verticali si alternano tratti in orizzontale, che si sviluppano sul filo di cresta dove le precauzioni non sono mai abbastanza. Procediamo con cautela misurando ogni singolo passo e scendiamo metro dopo metro fino al Passo Payer.

Una volta arrivati al passo dobbiamo rintracciare il sentiero che risale sulla Cima Pisgana. In questo punto non si capisce molto bene, abbiamo dovuto cercare per un pò finche abbiamo notato la catena che segna l’inizio della salita. Dal Passo Payer si può scendere su traccia fino a Lago Scuro, noi prendiamo la salita sulla lunga cresta.

Cima Payer a sx, Corno di Lago Scuro lontano in mezzo, Punta di Segnale a dx

Segue una successione di saliscendi passando per la Punta di Segnale 3037 m e Punta di Lago Ghiacciato 3088 m prima di arrivare in vetta alla Punta Pisgana.

Su Punta Pisgana 3107 m

Arriviamo infine sulla vetta che è un ammasso di sassi, da fare attenzione perché non c’è tanto spazio. Facciamo una breve sosta poi ci affrettiamo a scendere. Rispetto alla salita, la discesa è molto comoda, nonostante il sentiero è perlopiù una sassara, molto bene segnalata ci conduce in poco tempo al Passo Pisgana.

Vedretta di Pisgana

Metri e metri di filo spinato ancora oggi testimoniano i tempi difficili della Grande Guerra. Abbiamo ancora tanto da caminare perciò allunghiamo il passo. La discesa dal Passo Pisgana è lunga e per niente semplice, dobbiamo fare attenzione dove mettere i piedi. Avremo dovuto fare un taglio verso Lago Scuro per accorciare il tracciato e rimare in quota, ma l’abbiamo persa in qualche modo. Allora decidiamo che in fin dei conti non è una brutta idea di scendere fino a Rifugio Mandrone e approfittare per rinfrescarci. In fin dei conti siamo abbastanza vicini, qualche minuto in più o in meno non fa la differenza.

Lago Ghiacciato
Lobia Bassa, Lobia di Mezzo, Lobia Alta
Lago Mandrone

Dopo una discesa che sembrava non finire mai arriviamo al Rifugio Mandrone alla Città di Trento. Lo troviamo quasi deserto, solo un’altro paia di escursionisti e noi ci intratteniamo per qualche minuto, giusto il tempo per rinfrescarci con un panorama da sogno.

Sono ormai le 17 di pomeriggio quando ci rimettiamo in cammino, non abbiamo idea di quanto ci manca per raggiungere il Passo del Tonale. Ci avevamo fatto due conti che alla fine si riveleranno totalmente sbagliati.

Dobbiamo riguadagnare circa 500 m di salita fino al Passo del Maroccaro, il tempo non è dei migliori, una pioggerella ci fa compagnia mentre saliamo senza sosta verso il passo. Ormai gli impianti sono già chiusi da un pezzo, in ogni caso non era possibilità di farcela, ragione per cui avevamo biglietti per la solo salita. Dal Passo del Maroccaro scendiamo sul ghiaione sottostante su una traccia appena visibile. Il terreno è franoso, bisogna misurare bene i nostri passi. Scendiamo accanto al Ghiacciaio del Presena, coperto in parte con i teloni, attraversiamo qualche tratto innevato per arrivare infine alla Capanna Presena.

Dopo qualche minuto di strada forestale, intorno alle 19 siamo nei pressi della Capanna Paradiso, dove stamattina abbiamo iniziato la nostra avventura. A quest’ora, vista la chiusura degli impianti, la montagna è deserta, non si vede anima viva in giro. Il silenzio è surreale.

Manca ancora un tratto di discesa, e mentre il sole ci offre uno spettacolo grandioso, noi allunghiamo il passo. Con le ultime luci della giornata raggiungiamo il Passo del Tonale, stanchi ma molto soddisfatti. Cosi concludiamo una giornata speciale, un altro sogno dal nostro cassetto vola via e noi pensiamo già quale potrebbe essere la nostra prossima meta.

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